Parte 1 di 2
Da dove nasce questa lettura
Da circa tre anni tengo degli incontri online gratuiti sulla Metafisica. Due sere a settimana, a volte tre, poco più di un’ora. Leggiamo libri e ci fermiamo sui passaggi che non comprendiamo, confrontando le nostre interpretazioni.
In questo periodo sto leggendo “Il potere dell’intenzione” di Wayne W. Dyer. Il titolo mi ha colpito immediatamente e, come faccio spesso, l’ho preso.
Pensavo che l’intenzione fosse un proposito fermo, quello che a volte mi manca. Qualcosa che ha a che vedere con la forza di volontà, la determinazione.
Invece no. Per Dyer è una forza presente nell’universo, un campo invisibile da cui ogni cosa prende forma.
Nelle prime pagine sono rimasto confuso e stavo per chiudere il libro, come troppo spesso ho fatto negli anni passati. Non comprendevo e non mi sforzavo di comprendere. Giudicavo l’autore oppure me stesso, e riponevo il libro.
Questa volta no. Ho continuato a leggere, e meno male che l’ho fatto.
Intenzione con la I maiuscola
Da come Dyer descrive l’intenzione, sembra che parli di Dio, o dell’Io Sono della Metafisica. È un’idea che riprende in buona parte da Carlos Castaneda, che cita più volte.
Secondo la sua visione, se veniamo da quella forza, il punto non è conquistare qualcosa con lo sforzo. È riconnetterci, diventando simili a lei e assumendo le sue qualità. Dyer le chiama i sette volti dell’intenzione: creatività, gentilezza, amore, bellezza, espansione, abbondanza illimitata, ricettività.
Per Dyer, quando siamo allineati a queste qualità, le cose tendono ad arrivarci con molto meno sforzo. L’ostacolo maggiore è l’ego: identificarci con ciò che abbiamo, con ciò che facciamo e con ciò che gli altri pensano di noi. Se è l’ego a guidare, rimaniamo separati dalla Sorgente, che lui nomina spesso, e cerchiamo di ottenere le cose spingendo e facendo molta fatica.

A questo punto, per mia riflessione, mi viene da scrivere la parola Intenzione con la I maiuscola.
In pratica, invece di “voglio ottenere”, diventa “scelgo di essere”, come sono stato concepito dal posto da cui provengo. È un concetto che si avvicina moltissimo alla dottrina metafisica dell’Io Sono.
Il capitolo che mi ha fermato
Un capitolo in particolare mi ha colpito, quello dedicato al volto dell’abbondanza illimitata. In italiano si intitola “È mia intenzione sentirmi appagato e attrarre nella mia vita l’abbondanza”. L’originale inglese dice “It Is My Intention to: Feel Successful and Attract Abundance into My Life”.
Entrambi parlano di “sentire”, ma secondo me la traduzione si allontana un po’ dal significato inglese. Appagato richiama la soddisfazione, il sentirsi a posto per ciò che si ha. Feel successful richiama la riuscita, il sentirsi realizzato. Vale la pena tenerne conto mentre lo si legge.
L’idea di fondo del capitolo è che l’abbondanza non sia qualcosa fuori di noi, ma una condizione naturale con cui riallinearci. Da qui l’insistenza sul sentirsi già realizzati invece di aspettare di esserlo, e sul passaggio da un pensiero di mancanza a un pensiero di abbondanza. È un tema che troviamo anche negli autori del Nuovo Pensiero, come Neville Goddard, Thomas Troward e Florence Scovel Shinn.
Il capitolo è ricco, e ho deciso di raccontarlo in due parti. In questa mi fermo sul modo di guardare le cose e sull’arte del permettere. Nella prossima parlerò di abbondanza e distacco.
Cambiare il modo di guardare
Il capitolo si apre con una massima che molti conoscono: il modo in cui osserviamo il mondo può influenzare il mondo stesso. Dyer aggiunge che la verità di questa massima “è dimostrata dalla fisica quantistica” (p. 207). Secondo lui, anche la nostra intenzione di sentirci appagati, e di sperimentare la prosperità, dipende da come osserviamo ciò che abbiamo.
Proviamo allora a esaminare come guardiamo le cose. Come dico spesso, la prima cosa da fare è accorgerci di dove indirizziamo la nostra attenzione. È l’attenzione a influenzare i pensieri, e per me è lei a determinare la nostra frequenza, che attira ciò che vibra allo stesso modo.
Se la mia attenzione è sempre rivolta al conflitto, è probabile che il conflitto lo ritrovi anche nella mia vita: in casa, al lavoro, con gli amici. Non parlo di chi una guerra o una difficoltà la sta vivendo davvero. Parlo di dove scelgo di tenere lo sguardo ogni giorno, spesso per abitudine.

Cerchiamo di accorgerci di queste dinamiche e diventiamo spettatori di ciò che siamo.
C’è anche un’altra cosa che conta: il valore che abbiamo deciso di attribuirci, perché di decisione si tratta, e ciò che riteniamo possibile ottenere. Siamo noi a stabilire i nostri confini.
Dai miei frutti riconosco
Dyer parla di frequenze, di energie, di forze di attrazione. Dice che tutto vibra e che ogni cosa ha la sua frequenza.
Che la materia vibri l’ho trovato scritto in tanti posti: un tavolo di legno vibra in modo diverso dall’acqua o dall’aria, ma una vibrazione c’è sempre. L’idea che anche i pensieri abbiano una frequenza, invece, appartiene al linguaggio spirituale. La ritroviamo in Dyer, in tutto il Nuovo Pensiero, nella metafisica del Conte di Saint-Germain e in molte altre letture. È una visione in cui credo. Poi ognuno è libero di pensarla diversamente.
Per questo per me è importante accorgerci di quali sono i nostri pensieri dominanti. Così capiamo su quale frequenza ci muoviamo. E per capirlo basta guardare la vita che abbiamo creato intorno a noi.
Gesù disse: “Dai loro frutti li riconoscerete”. Questa frase l’ho rivolta a me stesso: dai miei frutti riconosco quale frequenza domina la mia vita.
Il pensiero da solo non fa niente. È il pensiero ripetuto spesso, e in cui mettiamo sentimento, che crea la nostra vita e ci permette di ottenere ciò che otteniamo.
Dai miei frutti riconosco quale frequenza domina la mia vita.
Permettere è un’arte
Dyer parla anche dell’arte del permettere, e mi piace che il permettere venga definito un’arte.
L’arte non è solo tecnica. È una qualità personale, diversa in ogni persona. Ognuno ha il suo modo di permettere, e credo sia proprio questo a fare della propria vita un’opera d’arte.
Come in tutte le arti, serve anche la tecnica, e l’autore spiega bene la sua. Ognuno di noi però se la deve cucire addosso come un vestito su misura. Ci si deve sentire bene e, soprattutto, deve stare comodo.
I sette volti, uno alla volta
Dyer dà indicazioni precise per imparare a permettere e torna spesso sui sette volti dell’intenzione, invitandoci a vederci in armonia con essi.
Per me questo significa imparare che cosa siamo realmente e che cosa significano davvero quelle sette qualità. C’è da studiarle, comprenderle, meditarci sopra. E poi fare un piccolo sforzo quotidiano per metterle in pratica.
Magari una per volta. Iniziare dalla prima e decidere di praticarla ogni giorno, senza buttarsi giù quando non ci riusciamo. Anche qui l’accorgersi ci viene in aiuto, sia quando riusciamo sia quando no. Se te ne accorgi, sei sulla strada giusta, anche se ancora non ci riesci.
Una proposta per questa settimana
Scegli uno solo dei sette volti: creatività, gentilezza, amore, bellezza, espansione, abbondanza illimitata, ricettività. Quello che senti più vicino, oppure quello che ti sembra più lontano.
Ogni mattina ricordatelo con una frase semplice, ad esempio: “Oggi scelgo la gentilezza”. La sera, prima di dormire, chiediti soltanto: “Quando me ne sono accorto, oggi? E quando me ne sono dimenticato?”
Non serve dare un voto alla giornata. Serve accorgersi.
Una domanda per te
Se oggi guardassi i tuoi frutti, cioè la vita che hai intorno, che cosa ti direbbero di dove va la tua attenzione?
Non serve una risposta perfetta. Basta accorgersene.
Se ti va, scrivimelo nei commenti, oppure raccontami quale dei sette volti hai scelto per questa settimana.
Nella seconda parte parlo di un passaggio che mi ha fatto riflettere a lungo: l’abbondanza non si trattiene. E di una mano che, chiusa a pugno, resta a secco.
Chi scrive
Sono Claudio Chesi. Mi occupo di numerologia, radiestesia e Reiki, e sono fotografo. Con Luce Alchemica accompagno le persone in percorsi di crescita personale, e da circa tre anni tengo incontri online gratuiti sulla Metafisica, dove leggiamo e commentiamo libri insieme. Scopri chi sono.
Le illustrazioni di questo articolo sono state realizzate con l’aiuto dell’intelligenza artificiale.

